Dalla realtà immaginaria alla bufala.

La Fake News come nuova frontiera sociale.

 

 

 

 

 

23.07.18   Marchionne è morto il 22 luglio 2018, così recitava il profilo Wikipedia taroccato che circolava nel web nella giornata di ieri. Questo è il top della bufala, della fake news, del ridicolo che avanza. Ma da quella che un tempo era definita “realtà immaginaria” cosa rimane oggi?

 

Un passo indietro, per “realtà immaginaria” si intendeva una proiezione contorta o alterata di un fatto ma questo rimaneva generalmente chiuso in un ambito familiare e locale, tranne rari cosi di alto profilo mediatico, vedi il celebre sceneggiato radiofonico trasmesso il 30 ottobre 1938 negli Stati Uniti dalla CBS, durante il quale il noto giornalista Orson Welles leggeva brani del libro La Guerra dei Mondi di H.G. Wells è che è rimasto famoso per il panico scatenato descrivendo una invasione aliena, questo nonostante gli avvertimenti che si trattasse di una finzione.

 

Da ciò capiamo quanto sia in realtà lo discernimento tra reale e falso, tra stupidità comunicativa e realtà mediatica sia posto su una sottile e delicata linea di confine e che spesso la gente, presa da emozioni forti, soggettive, non si fermi un attimo a cercare di capire e ad usare i mezzi di approccio intellettivo di cui tutti disponiamo; quindi come comprendere tra notizie vere e notizie false?

 

Troniamo ai giorni nostri e saltiamo tutti i possibili riferimenti storici, infatti oggi la fake news, che poi perché non chiamarla chiaramente in lingua italiana come “notizia falsa”, corre nel web, in pochi attimi è dalla parte opposta del globo e forse arriva anche a quegli alieni che per ora ben si guardano di sbarcare su questo nostro povero mondo che da Eden è oggi trasformato sempre più in un Purgatorio dantesco con poche speranze.

 

Piccola digressione storica per comprendere meglio la forza della comunicazione, pensate dunque alla biografia di Giotto da Bondone, il pastorello scoperto da Cimabue, “notizia falsa”, una fake news confezionata ad arte per una certa rivalità da Lorenzo Ghiberti un figlio illegittimo che voleva dare umili natali anche al grande artista, forse per essere in buona compagnia, mentre il pastorello riportato sui noti album da disegno Giotto che tutti abbiamo avuto tra le mani, altri non era che il figlio di un benestante possidente e fabbro fiorentino. Un mito che crolla nelle menti di tanti ragazzini che guardavano l’immagine del pastorello intento a disegnare una pecora sulla pietra.

 

Tralasciamo altri possibili riferimenti estemporanei, e concentriamoci su un caso di questi giorni, le unghie smaltate della povera Josefa, profuga raccolta aggrappata ad un pezzo di legno, come nei migliori romanzi di un tempo, salvata miracolosamente dalla nave di una Ong nel Mediterraneo la Proactiva.

 

Le sue foto hanno fatto il giro del mondo, gli occhi sbarrati, grandi, su quella pelle scura ricca di melanina, già perché pochi sanno che un tempo, fossimo o no le scimmie di darwiniana memoria, eravamo tutti scuri, avendo la razza umana origine in quella fascia equatoriale dove il sole è caldo tutto l’anno, brucia la pelle e per questo dovevamo essere scuri. Poi lentamente alcuni gruppi si sono spostati e meno il sole bruciava e più la pelle diventava chiara e con essa i capelli. Ma tralasciamo queste piccolezze di antropologia.

 

Torniamo a Josefa e al suo alto profilo mediatico. Già la delicata notizia di una persona salvata in questo modo è sicuramente di alto profilo mediatico, poi si è associata al ritrovamento di due poveri corpi di una donna e un bambino. Accuse alla Guardia Costiera libica, italiana, profughi abbandonati, ecc…

 

Analizziamo questa prima notizia: vengono salvate 165 persone e lasciate tre a bordo del fatiscente gommone? Potrebbe anche essere se guarda caso sulla nave libica era presente  Nadja Kriewald, la giornalista tedesca di N-tv la quale ha subito testimoniato che nessuno era rimasto sulla barca soccorsa. Si afferma a tale proposito che forse era un’altra nave, ma chi ha modo di capire e comprendere una realtà già così alterata? Forse che qualcuno ha avuto modo di verificare tutti i trasponder presenti in quella zona del Mediterraneo? Anche in questo caso cosa è vero e cosa ci fanno credere?

 

Poi il mondo del web si è scatenato sulle unghie della poveretta, bastavano pochissimi minuti per osservare che Josefa non aveva le unghie smaltate; vignette di ogni genere e commenti da ogni parte. Anche in questo caso poca attenzione a ciò che si dice e a quello che dovrebbe essere il limite della “realtà immaginaria”.

 

A prima vista una certa foto senza il volto di Josefa poteva dare due diverse interpretazioni, la più chiara a chi si fermava un istante è che la foto non fosse delle sue mani, colori troppo vividi, ritoccati con programmi di fotografia digitale, macabro rituale di affiancamento a vignette (qualcuno ha perso tempo a disegnarle, quindi esiste una fabbrica delle falsità), poi un qualunque utente di Facebook condivide e aggiunge una sola parola, interagisce, magari scrive solo “curioso”, un modo per vedere reazioni e tastare il terreno; ecco che il web si scatena.  “Curioso”, cosa è curioso? La vignetta satirica, la foto, il contesto, la realtà della notizia o la sua falsità?

 

Da tempo, forse mesi, osservo, spesso senza interagire più di tanto, a come il web si scatena in commenti, prese di posizione, al limite di offese come se a qualcuno fosse stata mangiata la pappa nel piattino, magari a tanti sforzi si ponessero sulla bilancia altrettanti atti da fare in anonimato e aiutare chi ha bisogno. Accuse, richieste di togliere il post, come se quel granello di sabbia eliminato con  un colpetto di mano avesse seno, visto che in fondo una notizia il giorno dopo è già carta straccia, roba vecchia, avanti il nuovo.

 

Destra e sinistra, tutti uguali… i cosiddetti benpensanti, la "sinistra di Capalbio e delle barche a vela" accusa i “fascisti”, perché ora è di moda questo aggettivo, di aver messo in giro foto fasulle delle mani smaltate della povera Josefa, vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro. Non ha ancora capito, poveretta, che resterà schiacciata dalla presunzione di altri che si elevano a suoi protettori.

 

Commenti al limite dell’isteria spesso, fatti senza un minimo di cultura e di analisi. Un vero collasso della comunicazione fai da te. Basta attendere ed ecco la riprova di ciò che era chiaramente sotto gli occhi di tutti, la foto non era falsa, non era confezionata ad arte da una certa parte politica o io preferirei dire sociale, era vera!

 

La nostra Josefa era stata giustamente coccolata, curata, rifocillata e perché no, un vezzo tutto femminile di farla sentire più bella, con unghie smaltate e braccialetti, così come si era già visto cercando le foto ufficiali delle agenzie stampa, niente di più semplice, niente di più normale.

 

 

Quindi la morale qual è?  Non tutto ciò che luccica è oro, non tutto quello che vediamo rappresenta realtà, ma solo ciò che vogliamo o meglio poiché per la moltitudine è impedito l’accesso alla verità e alle notizie come tali, creiamo una nostra verità, un qualcosa che ci compiace ma inevitabilmente non ci rende obiettivi. Ci sono poi i santoni della comunicazione, coloro che scelgono le notizie in rete, decidono cosa distribuire come patatine  per la happy hour, e diventano riferimento per troppe persone che con un clik, un semplice colpetto sul tasto contribuiscono troppo spesso e diffondere il falso o il travisato o spesso notizie comode.ro foto fasulle delle mani smaltate della povera Josefa, vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro. Non ha ancora capito, poveretta, che resterà schiacciata dalla presunzione di altri che si elevano a suoi protettori.

Commenti al limite dell’isteria spesso, fatti senza un minimo di cultura e di analisi. Un vero collasso della comunicazione fai da te. Basta attendere ed ecco la riprova di ciò che era chiaramente sotto gli occhi di tutti, la foto non era falsa, non era confezionata ad arte da una certa parte politica o io preferirei dire sociale, era vera!

La nostra Josefa era stata giustamente coccolata, curata, rifocillata e perché no, un vezzo tutto femminile di farla sentire più bella, con unghie smaltate e braccialetti, così come si era già visto cercando le foto ufficiali delle agenzie stampa, niente di più semplice, niente di più normale.

 

Quindi la morale qual è?  Non tutto ciò che luccica è oro, non tutto quello che vediamo rappresenta realtà, ma solo ciò che vogliamo o meglio poiché per la moltitudine è impedito l’accesso alla verità e alle notizie come tali, creiamo una nostra verità, un qualcosa che ci compiace ma inevitabilmente non ci rende obiettivi. Ci sono poi i santoni della comunicazione, coloro che scelgono le notizie in rete, decidono cosa distribuire come patatine  per la happy hour, e diventano riferimento per troppe persone che con un clik, un semplice colpetto sul tasto contribuiscono troppo spesso e diffondere il falso o il travisato o spesso notizie comode.

Un'ultimo commento, un augurio per Josefa, che sappia sopravvivere nel nostro mondo.

 

Giuseppe Garbarino  per Corriere dell'Etruria